Piogge incessanti e senza precedenti, nei mesi di luglio e agosto, hanno provocato inondazioni e frane impreviste in alcune zone dell’India, tra cui Karnataka, con gravi conseguenze. Le indicibili sofferenze causate hanno reso la vita delle persone una tragedia ed è stato doloroso e difficile lavorare con loro e riflettere sulla paternità di Dio. I sinistrati hanno dovuto lasciare il luogo nativo e rifugiarsi nelle scuole, negli ospedali, ovunque si trovasse una struttura disponibile. Noi religiose ci siamo date da fare per aiutarli a trovare un riparo.

La Conferenza dei religiosi dell’India ha preso delle iniziative per soccorrere le vittime delle alluvioni, della caduta di alberi, dei danni alla casa secondo le linee guida della Conferenza regionale dei religiosi del Karnataka. La superiora provinciale ha sensibilizzato le suore della provincia ad affrontare sacrifici e difficoltà pur di raggiungere il maggior numero di colpiti nei diversi luoghi. «Fare tutto il possibile… anche versare il sangue per il bene del prossimo». Le parole di Bartolomea ci hanno ispirate e ognuna, secondo le sue capacità, ha dato il proprio contributo. Era commovente vedere i pazienti, affetti da malattie mentali, ospiti della comunità a Jeppoo, contenti di aprire le loro valigie e donare con gioia i vestiti nuovi a coloro che avevano perso tutto. La Conferenza dei religiosi dell’India, unità di Mangalore, ha invitato a ripulire le case del villaggio di Mandhara, invaso dai rifiuti delle discariche. Le suore di Bijapur hanno trascorso molto tempo a soccorrere la popolazione dei villaggi trasformati in isole, a causa dell’acqua uscita dalla diga di Maharashtra. È stato straordinario lavorare insieme, senza tener conto della casta, del credo, della cultura. Le alluvioni hanno creato solidarietà; ognuno lavorava come se stesse aiutando la propria famiglia. Preghiamo Dio, affinché sia benevolo con queste persone e conceda loro una vita nuova.