SOLENNITÀ DI PENTECOSTE - Anno B
Luigi Pozzoli


Atti 2,1-11
Salmo 103
1 Corinzi 12,3b-7.12-13
Giovanni 20,19-23

 


 

SPIRITO DI LIBERTÀ DI INTENSITÀ, DI UNIONE


Pentecoste è il giorno dello Spirito Santo.
Definire Io Spirito Santo è estremamente difficile, per non dire impossibile.
C’è chi ha parlato di «Dio ignoto », di «divino sconosciuto », anche perché, a differenza del Padre e del Figlio, non ha né un nome personale né un volto.
La parola spirito, in ebraico, vuoi dire respiro, soffio, vento e il vento è tra le cose più misteriose perché è libero e imprevedibile: non si sa da dove viene e dove va, ha ricordato Gesù a Nicodemo.
La narrazione di Luca negli Atti tenta di farei conoscere lo Spirito attraverso le tracce della sua azione.
«Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo»: c’è qualcosa di improvviso e di forte, che scuote e fa tremare.
E lo Spirito, libero come il vento e creatore di libertà. Nel cenacolo c’era gente timorosa e preoccupata. Passa lo Spirito e le stesse persone diventano libere e coraggiose.

 


Che cosa potrebbe succedere oggi se si verificasse tra noi una vera Pentecoste?
Noi siamo dominati da tante paure.
E la paura ci rinserra a doppia mandata dentro i cenacoli delle nostre sicurezze, preoccupati solo di salvare ciò che abbiamo.
Vorrei ricordare un verso del poeta Julien Gracq: «Bisogna sapere a ogni costo far sorgere una vela sul vuoto del mare».
Il vuoto del mare rappresenta i nostri limiti che potrebbero inghiottire la piccola imbarcazione sulla quale ci troviamo.
Ma basta che una vela si lasci investire dal soffio vigoroso dello Spirito per iniziare un’avventura appassionante, dimenticando il vuoto che prima paralizzava ogni nostro movimento.

 


È la libertà dello Spirito, per cui si è liberati da tutte le paure, anche dalla paura della morte.
Posso essere mortificato, ma sono libero.
Incompreso, ma sono libero.
Posso vedere che a trionfare sono sempre i più furbi e i più spregiudicati, ma io sono libero di giudicare e di dire da che parte sta il nostro Dio.

Una volta liberati da ogni paura, si è pronti a ricevere il battesimo di una vita nuova di cui ci parla il racconto degli Atti: «Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e posavano su ciascuno di loro».
Dopo il vento che riempie tutta la casa, ecco il fuoco per indicare che lo Spirito è fuoco di amore.
È lui che ci fa innamorare di Cristo e del suo Vangelo.


Vogliamo sapere se viviamo dello Spirito di Pentecoste?
Proviamo a domandarci qual è il nostro rapporto con la parola di Cristo proclamata nelle nostre assemblee: quale accoglienza trova questa parola in noi, quale stupore ci comunica?
Non dimentichiamo che c’è il rischio di ridurre la fede a un sapere astratto e inerte, che non ha nessun rapporto con il fuoco pentecostale.
Si può perfino essere biblisti e teologi molto dotti, senza essere veri credenti.
Ricordo il disappunto manifestato anni fa da Sergio Quinzio (era uno che la parola di Dio l’aveva sempre intesa come proveniente da un roveto ardente) il quale, a un convegno promosso dai teologi italiani, dopo aver ascoltato discorsi dottissimi, ma incomprensibili, si è alzato a dire: «Voi dite di essere teologi, ma non me ne sono accorto. Dite d’aver fatto teologia, ma non me ne sono accorto».
E ironicamente ha aggiunto: «Però, se lo dite voi, io ci credo».

Per contro nella tradizione ebraica si parla di rabbini sulla cui testa si rendeva visibile il fuoco mentre erano intenti a studiare la Legge, cioè i primi cinque libri della Scrittura.
Le parole della fede devono trovare in noi un’accoglienza e un’espressione così calda e luminosa da far pensare a lingue di fuoco che tutti possono vedere.
A che serve una fede vissuta senza stupore e senza slancio, senza quel minimo di parossismo che non dovrebbe mai mancare se si pensa che l’incontro con Cristo immerge in un vortice di luce e di amore?

Come possiamo rispondere alla fame di assoluto dei giovani se il cristianesimo per noi è solo un sistema di verità religiose, e non una presenza viva, quella di Cristo, che ci scuote, ci conquista, ci ferisce (è fuoco bruciante) e ci salva?

A partire da questa esperienza viva di Cristo si è pronti, come hanno fatto i discepoli, a comunicare a tutti la pace, il perdono, la speranza che il Cristo ci ha trasmesso.
Come i discepoli abbiano potuto farsi capire, non sappiamo.
Sappiamo che la Pentecoste è un evento di dialogo, di conciliazione, di condivisione.
Già il profeta Isaia invitava ad allargare lo spazio della propria tenda.
Lo Spirito lavora per abbattere ogni divisione.
Mai più dunque l’uomo contro la donna, il chierico contro il laico, il cattolico contro il protestante, il cristiano contro il musulmano.

Quando tentiamo di catturare lo Spirito, di imprigionarlo, di legarlo a una egemonia, a un partito, a una chiesa (anche noi in passato abbiamo imprudentemente detto che fuori della chiesa non c’è salvezza), lo Spirito passa dall’altra parte.
Ancora una volta siamo chiamati a domandarci: è Pentecoste oggi anche per noi oppure si tratta di un sogno smentito sia dalle tragedie della storia sia dai comportamenti di noi che ci diciamo cristiani?
Pentecoste è unità, e noi coltiviamo divisioni.
Pentecoste è universalità, e noi coltiviamo particolarismi ed esclusioni.
Pentecoste è perdono, e noi coltiviamo l’accanimento contro gli avversari fino a usare l’aberrante strumento della tortura.

Ma lo Spirito non si stanca di riaccendere in noi la passione della conciliazione e della pace.
«Il mondo intero geme nelle doglie del parto », ha scritto l’apostolo Paolo.
E lo Spirito è come il grande ostetrico di questa incessante nascita di un’umanità nuova, finalmente pa-cificata e riconciliata.




da:
don Luigi Pozzoli - Lacqua che io vi darò - commento alle letture festive

edizione Paoline 2005 pp134-138




 

 

 

 

 

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PROPOSTE DI MEDITAZIONI  - Desideriamo offrire testi spirituali, che possono essere di aiuto per nutrire la nostra fede e rafforzare la nostra vita in Cristo: sono un'occasione per confrontare la nostra esperienza cristiana con quella di testimoni 'antichi' e contemporanei. I testi sono presi da: Meditazioni per l'anno liturgico. Dagli Autori di tutti i tempi.

Nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo ... - Sant'Agostino
La missione dello Spirito Santo - sant'Ireneo
"Cristo è risorto, alleluia!" - Papa Francesco
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