GIOVEDÌ SANTO
monaci di Dumenza



Es 12,1-8.11-14; Sal 115;1 Cor 11,23-26; Gv 13,1-15




Rileggendo i testi della liturgia bizantina per il Giovedì Santo, giorno in cui si celebra “la santa Lavanda, la mistica Cena, la sublime Preghiera e il Tradimento”, sono rimasto colpito da questi versetti: «Colui che ha fatto i laghi, le sorgenti e i mari, volendo insegnarci l’eccellenza dell’umiltà, si cinge di un lino e lava i piedi ai discepoli, umiliandosi nell’eccesso della sua misericordia, per risollevarci dall’abisso del male, lui il solo Amico degli uomini! Umiliato per misericordia lavasti i piedi dei tuoi discepoli e li guidasti sulla via divina». Due parole ritornano con insistenza per descrivere l’agire di Gesù in questi versetti: umiltà e misericordia. E queste due atteggiamenti che ci rivelano il volto del Signore, hanno una misura sovrabbondante, anzi non hanno alcuna misura, sono senza limiti: «umiliandosi nell’eccesso della sua misericordia». Si potrebbe quasi dire che in questo giorno, noi celebriamo l’eccesso della misericordia di Dio nell’umiltà di Cristo. Si rimane profondamente stupiti, quasi increduli, di fronte a questo paradosso: ciò che in Dio è infinito, quell’amore senza confini che abbraccia e da la vita ad ogni creatura, per rivelarsi assume ciò che vi è di più piccolo, esprimendosi in quei gesti che l’uomo stesso fugge poiché gli ricordano la verità del suo volto, l’esser creatura, l’essere di terra. “Umiliato per misericordia”, Dio si china sull’uomo, si avvicina talmente a lui che l’uomo stesso scopre Dio ai suoi piedi, come servo, come schiavo. “Per misericordia”: ecco l’unico motivo di tanto abbassamento. “per risollevarci dall’abisso del male, Lui il solo Amico degli uomini!”. Gesù dice a Pietro, lavandogli i piedi: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo”. Veramente non abbiamo la forza, la precisione dello sguardo interiore per comprendere l’eccesso della misericordia di Dio nell’umiltà. All’uomo mancano le categorie razionali, mancano riferimenti di esperienza anche solo per intravedere per un attimo la profondità, l’abisso, l’eccesso della misericordia di Dio. Forse i mistici lo intuiscono o forse è giusto che l’uomo non possa comprenderlo. Sicuramente non saprebbe reggere l’intensità e la luce sovrabbondante di questo amore, come di fatto fa fatica a reggere il volto di un Dio che si umilia per eccesso di misericordia. In un certo senso comprendiamo la reazione di Pietro: “Non mi laverai i piedi in eterno”.

 


Tuttavia nella risposta di Gesù alle resistenze di Pietro, possiamo scorgere la soluzione a questo disorientamento: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Non possiamo fare altro che lasciarci circondare, senza fare troppe domande, dalla sovrabbondanza della compassione di Dio nell’umiltà di Gesù; non possiamo fare altro che le sue mani lavino e abbraccino i nostri piedi, che quella mano potente “in cui è il respiro di ogni vivente...renda belli i piedi per evangelizzare la pace” (come dice la liturgia bizantina ); non possiamo fare altro che guardare stupiti e turbati il volto e i gesti di colui che sta in mezzo a noi come il servo; non possiamo fare altro che ricevere dalle sue mani il suo corpo e il calice del suo sangue e condividerlo. Se non accettiamo di fare questo, se pretendiamo di guidare noi l’amore di Dio, frenando l’eccesso della sua misericordia, non avremmo parte con lui. La condizione per entrare in comunione con Dio è, semplicemente e prima di tutto, lasciarsi amare dalla follia della sua misericordia. Non ci è chiesto nulla di più: quello che sarà necessario comprendere, Io si comprenderà dopo. Dopo che si avrà avuto l’umiltà di lasciarsi amare da Dio, “umiliato per misericordia”.

Ma Cristo “si è umiliato nell’eccesso della sua misericordia”. Il dono di sé passa anche attraverso un altro gesto che supera il limite della creatura. L’umiltà di Cristo va oltre a ciò che noi chiamiamo umiltà. Per noi l’umiltà è la presa di coscienza della nostra realtà più vera: essere humus, terra, e rendere sempre viva, nel nostro agire, nei nostri rapporti, nel nostro cuore, la memoria della nostra fragilità, dell’argilla di cui siamo fatti. Ma oltre la terra di cui siamo fatti, non possiamo andare: non possiamo collocarci più in giù. Nel suo eccesso di misericordia, Gesù è andato oltre. ‘E andato oltre al suo essere Dio, facendosi creatura; è andato oltre all’umanità, facendosi schiavo. E questa umiltà di Cristo non possiamo far altro che accoglierla come dono che ci rivela quanto e a qual prezzo Dio ci ama. Lui, il Signore, il solo Amico degli uomini, sceglie di farsi servo per farci comprendere che non siamo più servi, ma figli, che possono sedersi alla sua mensa e condividere la sua vita e la sua gioia. Lui, il Signore, è così contento di vederci attorno alla sua mensa, tanto che lui stesso vuole servirci i cibi più preziosi e più buoni. Ci tratta veramente da figli, facendo anche ciò che un padre non farebbe mai ai suoi figli: mettersi ai suoi piedi per accogliere tutta la povertà e la fatica del figlio.

Cosa fare di fronte a questo eccesso di misericordia? Stupirci, accogliere, stare in silenzio rendendo grazie con tutte le nostre forze. Solo questo? C’è qualcosa di più e ce lo rivela Pietro con la sua ultima risposta a Gesù: “Signore non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo”. Prima Pietro non voleva lasciarsi lavare i piedi; ora addirittura vuole fare un bagno completo. ‘E eccessivo. Ecco la risposta: Entrare in questo eccesso di misericordia, lasciare che anche il nostro ambre erompa quelle barriere che Io frenano, andare oltre allo strettamente dovuto. Un giorno, di quella donna che aveva lavato i piedi a Gesù con le sue lacrime, Gesù stesso aveva detto: “le sono perdonati i molti peccati, perché molto ha amato”. Di fronte all’eccesso della misericordia di Dio l’unica risposta è l’amare tanto, l’amare il Signore e i nostri fratelli con tutta la passione che abbiamo, nell’eccesso del nostro povero amore. Non raggiungerà sicuramente quello del Signore, lo sappiamo in partenza. Ma sarà la misura piena che ci è data, poiché sarà senza misura. Quando Pietro, dopo la triplice domanda di Gesù, aveva risposto: “Tu sai Signore che ti voglio bene”, egli aveva nella verità aperto il suo cuore agli spazi infiniti , perché era tutta l’abbondanza dell’amore che poteva donare dopo il rinnegamento. Solo se accettiamo che il nostro povero amore entri nell’eccesso della misericordia di Dio, allora capiremo un po’ `ciò che egli ha fatto’.




da:
//www.monasterodumenza.it/dati_dume/imma_testi/comm_dome/Anno_B/Giov_santo_B.pdf




 

 

 

 

 

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"Cristo è risorto, alleluia!" - Papa Francesco
"Cristo, nostra Pasqua, è immolato" - San Giovanni Paolo II
Benedetto colui che viene nel nome del Signore ... - sant'Andrea di Creta
La processione e la passione - Guerric D’Igny
L'agnello immolato ci strappò dalla morte - Melitone di Sardi
Vi ho dato un esempio - Sant'Agostino
Nelle tue mani - Cirillo di Alessandria
La forza del sangue di Cristo - san Giovanni Crisostomo
Sacra Vigilia - Paolo VI

 

 

 

 

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