DOMENICA DELLE PALME
Gianfranco Ravasi




Isaia 60, 4-7; Filippesi 2, 6-11; Marco 14,1 - 15,47

Fu crocifisso: perché? per chi?
La passione del Signore



1. Gesù è morto: perché? Che cosa ha detto, che cosa ha fatto per essere liquidato in quel modo così violento dopo solo una trentina di mesi di attività pubblica? In altri termini: che cosa ci sarebbe voluto per evitare una fine tanto ignominiosa? Un Gesù che muore come Maometto, circondato dall'affetto di figlie e nipoti, o come Buddha, che pronuncia le sue ultime massime in un alone di venerazione generale, o Socrate, che fa dell’ironia con i suoi discepoli mentre trangugia la cicuta “quasi fosse un dolce liquore” – come Platone, discepolo fedele e testimone oculare – non è mai esistito.

Gesù è morto giovane, ma non è morto né di infarto né di cancro. Non si è suicidato. Non è rimasto vittima di un incidente fortuito o provocato. Non è morto lapidato clandestinamente, non è stato freddamente liquidato da un sicario prezzolato.



 


Perché?
Gesù è morto, dopo un processo sbrigato rapidamente: bisogna finire prima della Pasqua, per evitare ripensamenti nella folla e allontanare il rischio di una sommossa. Ma perché è stato processato? L'occasione prossima è stata costituita dalla cosiddetta "purificazione del tempio", quando Gesù, dopo essere entrato trionfalmente in Gerusalemme, si mise a scacciare i mercanti dall'atrio dei pagani: un simbolo, interpretato come un attacco frontale al sistema commerciale del santuario.

Ma l'opposizione contro Gesù era cominciata molto prima. Dopo una breve fase iniziale all'insegna di un entusiasmo febbrile ma effimero, i rapporti con le folle si erano ben presto raffreddati: cosa poteva significare per gente semplice e concreta un regno di Dio che non rispondeva ai grandiosi sogni di riscatto nazionale e di benessere materiale?


D'altronde i farisei, scrupolosi osservanti della legge moaica e delle tradizioni degli antichi, non potevano non rimanere scandalizzati per l'atteggiamento di Gesù che violava il sabato, frequentava pubblicani e peccatrici e si riteneva svincolato da ogni tabù rituale e culturale.

A tutto questo si aggiunga l'implacabile opposizione dei sadducei, i gelosi rappresentanti della classe sacerdotale sempre più allarmati per la sfrontata contestazione di Gesù contro il tempio e per la grande popolarità che lo faceva apparire agli occupanti romani come un agitatore pericoloso.

2. Ma Gesù come si è posto di fronte alla morte? Porsi questa domanda equivale a interrogarsi non solo perché, ma per chi lui è morto. Nei vangeli non mancano testi che concordano nel testimoniare che Gesù non soltanto ha previsto la sua morte, ma ne ha anche colto il significato. Per lui non è semplicemente la sbocco inevitabile e prevedibile di ciò che egli dice e fa, l'esito ultimo delle reazioni violente che egli suscita. Egli vede in essa l'espressione di una fedeltà totale al disegno dell'amore di Dio, il quale vuole essere sempre totalmente disponibile all'uomo, anche di fronte alla sua malvagità.


Tutta l'esistenza del Profeta di Nazaret va letta nel segno della solidarietà con i peccatori, e questo fin dal primo evento pubblico, qual è il battesimo al Giordano. Ma poi con gesti e parole Gesù aveva manifestato lo scopo della sua missione: chiamare i peccatori a conversione, salvare quanti erano perduti. Nei confronti dell'umanità peccatrice Gesù si era posto come "il Figlio dell'uomo, venuto non per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti". Egli si è quindi identificato con la misteriosa figura del "servo del Signore" -- di cui si legge nella prima lettura di oggi -- fedele alla sua missione fino alla morte, che offre se stesso in espiazione del peccato dell'umanità, e per questo diventa via di salvezza per tutti.

Per avere la conferma di questa piena e lucida autocoscienza di Gesù di fronte al senso della sua morte, è decisivo il racconto della istituzione eucaristica. Il pane spezzato e offerto e il vino versato sono simboli già di per sé molto chiari e si riferiscono senza dubbio alla passione e alla croce. Ma non si limitano a predire la morte, bensì ne svelano il significato attribuitole da Gesù. Se vista in superficie la passione di Gesù sembra essere semplicemente il frutto della malvagità degli uomini, letta in profondità, alla luce del gesto eucaristico, mostra di essere un preciso e consapevole dono che Gesù fa di se stesso.

Donare la vita è la verità di Gesù.

La sua morte per noi è stata la conclusione di una intera esistenza per noi.

Gesù muore come ha vissuto: "per le moltitudini" (Mc 14,24) Se i primi cristiani hanno capito che la morte di Gesù fu un dono per tutta l'umanità, è perché avevano già visto prima Gesù vivere per tutti.

All’inizio della Settimana Santa, preghiamo perché “abbiamo sempre presente il grande insegnamento della passione, per partecipare alla gloria della risurrezione.





da: Francesco Lambiasi – Stupiti dal Mistero,
Riflessioni sul Vangelo Anno B
Il Ponte edizioni, 2001, pp 73-75





 

 

 

 

 

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PROPOSTE DI MEDITAZIONI  - Desideriamo offrire testi spirituali, che possono essere di aiuto per nutrire la nostra fede e rafforzare la nostra vita in Cristo: sono un'occasione per confrontare la nostra esperienza cristiana con quella di testimoni 'antichi' e contemporanei. I testi sono presi da: Meditazioni per l'anno liturgico. Dagli Autori di tutti i tempi.

"Cristo è risorto, alleluia!" - Papa Francesco
"Cristo, nostra Pasqua, è immolato" - San Giovanni Paolo II
Benedetto colui che viene nel nome del Signore ... - sant'Andrea di Creta
La processione e la passione - Guerric D’Igny
L'agnello immolato ci strappò dalla morte - Melitone di Sardi
Vi ho dato un esempio - Sant'Agostino
Nelle tue mani - Cirillo di Alessandria
La forza del sangue di Cristo - san Giovanni Crisostomo
Sacra Vigilia - Paolo VI

 

 

 

 

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