Inciampare in una Stella
Ermes Ronchi



A Natale è Dio che cerca l'uomo, all'Epifania è l'uomo che cerca Dio. L'Epifania è la festa dei cercatori di Dio, il Natale dei lontani. Insieme con i Magi cammina l'uomo di sempre, l'uomo che, come loro, ha gli occhi nel cielo.
I Magi, questi misteriosi lettori di stelle, sono il simbolo dell'immensa famiglia umana che per vivere ha bisogno di guardare in alto, sradicata dall'Eden ma che ne conserva una segreta fame inappagata. Ha bisogno di un'esistenza non statica ma estatica: estasi è uscire da sé verso il grande giro delle stelle, dal cortile di casa verso la patria grande del mondo.

Sono, scrive Tumido, «i santi più nostri» per il loro cammino pieno di incertezze e di errori: giungono nella città sbagliata, perdono di vista la stella, parlano del Bambino con l'uccisore di bambini, cercano un re e trovano un Dio. Ma il loro cammino è pieno dell'infinita pazienza di ripartire, di ricominciare, a conforto di tutte le nostre ripartenze.
Nessuna sconfitta abbatte quel viaggio pieno del coraggio di non arrendersi mai, di continuare «a fissare gli abissi del cielo l fino a bruciarsi gli occhi del cuore».

I Magi sono i santi più nostri: piedi per terra e occhi nel cielo. Un proverbio africano esprime così questo « strabismo» dei cercatori di Dio: «Bisogna legare il timone dell'aratro a una stella per tracciare lunghi e diritti i solchi del campo».
Potremmo, allora, capovolgere la domanda di Erode, ridare innocenza alle sue parole: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere».
Sono le parole che vorrei ripetere anch'io all'amico, al teologo, alla monaca di clausura, al poeta, allo scienziato, al lavoratore, alla donna di casa, all'uomo della strada, al bambino, allo psicologo: «Hai trovato il Bambino?».

Ti prego, cerca accuratamente nei libri, nell'arte, nella storia, nei volti, nel cuore delle cose, cerca in fondo alla speranza, cerca con cura, fissando gli abissi del cielo e poi gli abissi del cuore, e se l’hai trovato dimmi come ha fatto, fammelo sentire vivo e caldo perché anch’io venga ad adorarlo, con i miei piccoli doni ma con tutta la fierezza dell’amore.

I Magi vedono il bambino con la madre e adorano, verbo che nella sua etimologia significa portare la mano alla bocca, tacere e contemplare.
«Si prostrarono e lo adorarono». Adorarono il bambino. Quale lezione misteriosa! Non adorano un Re, non un Crocifisso perdonante, non un Risorto, o mani da cui grondano miracoli. Semplicemente un bambino.
Il quasi niente. E si prostrano, si fanno piccoli davanti all'infinitamente piccolo. Davanti a una scena già vista innumerevoli volte in tante case. E qui è la lezione. L'essenza del cristianesimo non risiede nell'originalità della dottrina, ma nella persona di Gesù, carne di Dio. [...]


Aperti i loro scrigni, offrirono oro, incenso e mirra. Non c'è adorazione senza regalo. Quando hai incontrato una persona, quando qualcuno ti risulta gradito, caro, amato e amante, prima o poi senti il bisogno di offrire un dono, di entrare nella dimensione del dono, nell'amore che dona, non in quello che prende.
Oro, incenso e mirra portano i misteriosi lettori di stelle, e non fiori, giocattoli o dolciumi.
L'oro della nostra obbedienza, l'incenso della nostra adorazione, la mirra delle angosce e delle delusioni. Il prezioso, il sublime, l'austero. Il nobile, il divino, il tragico: in quel bambino c'è tutto questo.

E io, Signore, che vengo da lontano, dietro una stella che appare e dispare, che ho percorso strade difficili, quale dono posso offrirti? Lo dico con i versi di una preghiera latino-americana:

La mia vita, Signore, semplice e diritta come un flauto
perché tu la possa riempire,
riempire con la tua musica.
La mia vita, Signore, argilla tenera nelle tue mani
perché tu possa darle forma,
la forma che vorrai.
La mia vita, Signore, seme libero nel vento
perché tu possa seminarlo,
seminarlo dove vorrai.
La mia vita, Signore, piccolo legno secco
perché tu lo possa accendere,
e bruci per il povero e per te.

I Magi scompaiono nei gorghi dell'oriente ma non si smarriscono, perché ormai portano una stella in fondo al cuore. La fede è un incontro che cambia la vita e ci rende capaci di sostenere il confronto con ogni opposizione: saputo di Erode, «per un'altra strada fecero ritorno al loro paese».
Chi ha incontrato il Signore scopre che la sua vita prende una nuova direzione, che il ritorno a casa, al centro di sé, al senso della vita, avviene per una strada nuova, attraverso la sorpresa di gesti inattesi, di parole impensate.
Non sono le idee ma gli incontri che cambiano la vita. Non le teorie ma le persone. E se noi facciamo così fatica a cambiare, forse ciò accade perché non siamo più capaci di incontrare, di vivere l'incontro con stupore e di conservarlo in cuore.

Cercatore verace di Dio
è solo chi inciampa su di una stella,
scambia incenso e oro
con un ridente cuore di bimbo
e, tentando strade nuove,
si smarrisce nel pulviscolo magico del deserto...
(D.M. Montagna)






da: Ermes Ronchi, NATALE - L'abbraccio di Dio edizione Paoline





 

 

 

 

 

 

 

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PROPOSTE DI MEDITAZIONI  - Desideriamo offrire testi spirituali, che possono essere di aiuto per nutrire la nostra fede e rafforzare la nostra vita in Cristo: sono un'occasione per confrontare la nostra esperienza cristiana con quella di testimoni 'antichi' e contemporanei. I testi sono presi da: Meditazioni per l'anno liturgico. Dagli Autori di tutti i tempi.

Te beata, che hai creduto - Paolo VI
Un bambino in braccio a sua madre - Ermes Ronchi
L'Epifania del Re e Sacerdote - Natasa Govekar
Inciampare nella stella - Ermes Ronchi

Il Natale di un tempo oscuro - Carlo Maria Martini
Natale, l'«impossibile» miracolo dell'amore - Bruno Forte
Il Natale di Gesù, sorgente della speranza - papa Francesco
E' quasi un paradosso. Anzi, lo è. - Carlo Maria Martini

 

 

 

 

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