6 gennaio: Epifania del Signore
Alessandro Pronzato



ASTROLOGI IN CERCA DI PANE

...Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandarono:
«Dov'è il re dei Giudei che è nato?
Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo »...Matteo 2, 1-12



Personaggi favolosi, questi Magi, e anche misteriosi.
Depositari di una sapienza antichissima, rappresentanti di una cultura raffinata, dotati di una intelligenza attrezzata per esplorare i segreti della natura e indagare gli avvenimenti della storia, captano il segnale di una stella. E la loro ricerca, a un tratto, assume una svolta esistenziale.
Non cercano più qualcosa. Cercano Qualcuno.
Ed eccoli, questi sapienti un po' enigmatici, questi dotti, questi prestigiosi investigatori delle meraviglie dell'universo, in ginocchio davanti a un bambino...
Vengono dall'Oriente. E l'indicazione risulta piuttosto vaga, approssimativa (come quando noi diciamo « i valori occidentali » o « la crisi dell'occidente »). Ma se il punto di partenza è indefinito, il loro itinerario tuttavia sfocia in un luogo ben preciso: Betlemme di Giudea. Un angolo sperduto, un minuscolo villaggio.
Questi astrologi vengono a cercare « il re dei giudei che è nato ». Non hanno dubbi. Hanno visto la sua stella.
Nel racconto di Matteo si accenna per ben cinque volte al re Erode.
All'evidenza, il re è lui.
Ma i Magi cercano un altro re...
E allora ecco precisarsi il contrasto tra la loro ricerca appassionata, la gioia del « riconoscimento », e il turbamento, l'inquietudine di Erode e di « tutta Gerusalemme ».
Il re teme un concorrente (o eventuali complicazioni con gli occupanti romani, nel caso di un'agitazione a sfondo messianico). La popolazione è allergica ai cambiamenti, diffida di uno sconosciuto appena nato, vuoi evitare un « salto nel buio ». Si tiene Erode e basta.


 

 

 

 

La tradizione ha colto il valore simbolico dei doni offerti dai Magi in riferimento alla persona di Gesù. Così l'oro sarebbe il riconoscimento della sua regalità, l'incenso della divinità, e la mirra l'annuncio della sua morte e sepoltura.
Al Destinatario, però, ne basterà uno diverso. Un tesoro che costituirà l'espressione evidente del rifiuto categorico di tutti gli onori e le grandezze umane. Una croce come strumento di dominio, manifestazione di regalità. E questo dono gli verrà consegnato proprio dai nemici, la cui ostilità, le cui intenzioni criminali e il cui complotto prefigurano già, fin da ora, quella che sarà la conclusione del dramma.
Nel racconto della « visita » dei Magi, si possono rintracciare - come rileva P. Bonnard - alcuni dei temi più cari alla cristologia di Matteo.

1 - Prima di tutto, una nota cosmologica. Gli astri ubbidiscono e sono a servizio del vero Re, dell'unico Sovrano.

2 - Poi una nota universalistica. L'Epifania è destinata a gente « venuta da lontano ». Gesù viene riconosciuto e adorato da pagani o idolatri. Quindi, la ricerca di Dio non è preclusa a nessuno. La salvezza riguarda tutti. Il dono non può essere confiscato da una élite di privilegiati.
Ha visto giusto il teologo Chenu. L'Epifania è « un secondo Natale ». È il Natale dei pagani. In Oriente questa festa, che risulta più antica del Natale stesso, ha mantenuto la sua originale solennità, mentre in Occidente la data del 25 dicembre ha preso il sopravvento sulla celebrazione della manifestazione di Cristo.
Gesù si manifesta subito fuori dal suo popolo. E, con Lui, la Chiesa supera i confini del ghetto di una nazione e assume « tutte le genti ».
« In realtà celebrare l'Epifania significa conferire alla Chiesa la sua dimensione universale e oltrepassare il blocco che l'istituzione e i suoi apparati rischiano di produrre per solidarietà più o meno cosciente con una cultura particolare. È l'umanità tutta intera, la famiglia umana, il soggetto portante dell'economia della salvezza » (M.-D. Chenu).
Intendiamoci: siamo di fronte a un « ecumenismo cosmico » che potenzia e realizza gli « ecumenismi locali ». Abbiamo popoli, tradizioni, culture, costumi in movimento e che contengono già, secondo l'espressione del Concilio Vaticano II, « le semenze del Verbo ». Non una missione intesa come estensione territoriale, trasferimento di una cristianità già costituita (dottrina, involucro culturale, ideologie, comportamenti pastorali), in vista di una colonizzazione evangelica e di una aggregazione numerica.

3 - La nascita di Gesù, per quanto « spogliata » di ogni segno esteriore di potenza, ha una portata regale evidente. Lui il vero capo del popolo, il pastore legittimo di Israele, incaricato di radunare il gregge disperso e strapparlo al dominio e all'avidità dei pastori usurpatori che « pascono se stessi » (Ez 34, 8).

4 - Gesù, rifiutato dai suoi, viene accolto e adorato dagli stranieri, da gente « inattesa », dai non aventi diritto. Lui non è monopolio di nessuno.

5 - Quantunque il gioco dei potenti sembri avere il sopravvento e si scatenino le forze del male, il seme nascosto a Betlemme (nella « casa del pane ») non verrà soffocato.

Erode, l'oppositore, col suo anti-programma, cercherà invano di far fallire il programma divino.
Gli intrighi, la violenza, le persecuzioni non distruggono il piccolo seme indifeso. Riescono a spingerlo altrove. Sempre più lontano. Più fecondo.

Ma il racconto che ha come protagonisti i Magi è anche profezia di qualsiasi avventura cristiana. La geografia è identica a quella di ogni credente.
Loro hanno saputo decifrare correttamente un segno astrale e si sono messi in cammino.
Per noi si tratta piuttosto di interpretare un segnale interiore, un'inquietudine, un'insoddisfazione, un'esigenza sempre più tormentosa.
Comunque, resta fondamentale il dovere di muoversi, abbandonare le posizioni acquisite, le comode sicurezze, per affrontare il rischio della ricerca, spingersi sino in fondo alla folle avventura.

... E chiedere informazioni a tutti, scrutare ogni segno, non trascurare il più piccolo indizio.

... E consultare perfino la « competenza religiosa », tenere conto delle indicazioni contenute nei suoi libri. Avendo ben chiaro, però, che Dio non si trova nei libri. I libri, al massimo, suggeriscono dove è possibile trovarlo. Ma sono i passi che Lo raggiungono.
È l'esperienza che ci fa scoprire la bellezza e la grandezza dell'adorazione.

... E poi, soprattutto, rendersi conto che c'è sempre una scelta precisa da fare. Ci sono sempre numerosi re Erode abusivi da scartare, per mettersi in ginocchio dinanzi all'Unico Signore.
Esiste l'idolatria di chi rifiuta Dio per servire gli idoli.
Ma l'idolatria peggiore è quella di chi, avendo trovato Dio, Lo costringe a convivere con gli idoli divenuti ormai familiari, irrinunciabili.
Non Dio come Unico, geloso, che spazza via le divinità d'accatto e usurpatrici, ma Dio « aggiunto » ad altri, uno in più...
Infine, per chi non si stanca a motivo della strada, per chi non si getta ai margini, rassegnato, c'è l'incontro.
Allora Lo riconosciamo. E scopriamo che è stato Lui ad accendere la stella, meglio ad attizzare la brace che ci scottava dentro.
Ed era la sua Parola quella che troppe volte abbiamo cercato di far tacere, senza riuscirci totalmente.
Sì, anche noi siamo venuti a Betlemme, in questo luogo minuscolo, perché lì c'è « la casa del pane ».
E noi ci siamo mossi a motivo del Pane.
Ancora una volta, nel nostro impossibile deserto dove non manca niente, ci ha presi per fame...









da: Alessandro Pronzato “Pane per la Domenica” – Commento ai Vangeli Ciclo B

Gribaudi Editore 1984 - pp 42-45


 

 

 

 

 

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PROPOSTE DI MEDITAZIONI  - Desideriamo offrire testi spirituali, che possono essere di aiuto per nutrire la nostra fede e rafforzare la nostra vita in Cristo: sono un'occasione per confrontare la nostra esperienza cristiana con quella di testimoni 'antichi' e contemporanei. I testi sono presi da: Meditazioni per l'anno liturgico. Dagli Autori di tutti i tempi.

Te beata, che hai creduto - Paolo VI
Un bambino in braccio a sua madre - Ermes Ronchi
L'Epifania del Re e Sacerdote - Natasa Govekar
Inciampare nella stella - Ermes Ronchi

Il Natale di un tempo oscuro - Carlo Maria Martini
Natale, l'«impossibile» miracolo dell'amore - Bruno Forte
Il Natale di Gesù, sorgente della speranza - papa Francesco
E' quasi un paradosso. Anzi, lo è. - Carlo Maria Martini

 

 

 

 

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