6 gennaio: EPIFANIA del Signore
Luigi Pozzoli



IL VIAGGIO DEVE DIVENTARE PELLEGRINAGGIO

Isaia 60,1-6
Salmo 71
Efèsini 3,2-3.5-6
Matteo 2, I-12

 

Due elementi del racconto ci colpiscono per la loro particolare forza evocativa: la notte e il viaggio
Della notte non si parla espressamente, ma la notte sembra essere onnipresente perché avvolge tutto lo scenario e accompagna i protagonisti fino alla conclusione della loro avventura.
Come infatti potrebbero lasciarsi guidare da una stella se non fossero dei nottambuli, amanti della notte?
Di solito la notte viene associata a esperienze negative come quella della cecità fisica o morale.
L’evangelista Giovanni non si è forse servito della categoria delle tenebre per indicare l’opposizione alla luce del Verbo venuto nel mondo a illuminare ogni uomo?
Ma forse, leggendo il racconto dell'Epifania, è il caso di restituire alla notte una sua dignità teologica.
Che cosa si vuol dire?
Quando si parla di Dio, è forte la tentazione di voler spiegare tutto e di tradurre poi le proprie riflessioni in definizioni chiare e precise.

Ma così facendo, forse neppure ci si accorge di correre quel rischio che viene denunciato in una pagina del Vangelo di Giovanni, là dove Gesù dice che quelli che vedono diventano ciechi.
Dio infatti non si lascia mai definire.
Dio, in altre parole, non ama la luce meridiana, ma una conoscenza piuttosto di tipo notturno, come di chi procede a tastoni.
É la conoscenza di chi si lascia guidare da qualche stella e apre i suoi occhi per accorgersi che Dio è sempre oltre, sempre al di là di ogni nostra possibile chiarezza.
Dio è luce, ma questa luce emerge dal seno delle tenebre.
É nella notte che brilla qualche stella che indica il cammino.


 

 

 

 

Quando si ha la fortuna di essere raggiunti dal messaggio di una stella (e le stelle nella nostra vita possono essere tante: testimonianze esemplari, voci profetiche, sollecitazioni interiori dello Spirito), è importante mettersi in viaggio alla ricerca.

Anche il viaggio nel racconto dei Magi ha un'evidenza esemplare. Si può dire che il loro passaggio dall'oriente alla Giudea ha tutti i caratteri di un viaggio tipo.
Un viaggio è fatto di imprevisti e di avventure, di arresti e di riprese, di smarrimenti e di conquiste.
Il viaggio dei Magi da questo punto di vista offre in sintesi tutti gli accadimenti essenziali che definiscono l'esperienza di chi si mette in cammino alla ricerca di qualcosa per cui vale la pena di rischiare la propria tranquillità.
Va detto in più che i Magi attraversano mondi diversi sia di ordine paesaggistico, sia di ordine culturale e religioso.
Passano infatti dall'oriente all'occidente, dal deserto della città, dal tempio della natura al tempio glorioso di Gerusalemme, dalle religioni naturalistiche orientali a quella rivelata del popolo d'Israele, custodita nei rotoli dei sommi sacerdoti e degli scribi.

Alla fine si ha l'impressione che il loro viaggio abbia avuto anche i caratteri di un pellegrinaggio. Che differenza passa tra il viaggio e il pellegrinaggio?
Anzitutto, perché si viaggia?
Qual è la ragione per cui si parla di homo viator, cioè della natura nomade di ogni essere umano?
Lo scopo principale dovrebbe essere quello di ritrovare la propria identità perduta, il senso del proprio esistere, la verità ultima del vivere e del morire.
Ma a volte succede che il viaggiare sia soltanto un vagabondare inconcludente, senza meta, senza approdo.
È importante perciò convertire il viaggio in pellegrinaggio, perché questo ha una direzione e una meta.
I Magi non sanno chi è il re dei Giudei appena nato, ma sanno che la loro ricerca deve muoversi in quella direzione e verso quella meta.
Del resto anche i pellegrini che nel Medio Evo andavano nei luoghi santi non sapevano in partenza che cosa avrebbero trovato, ma erano certi che non sarebbero rimasti delusi.
I Magi, quando arrivano, trovano qualcosa che mai avrebbero immaginato. Cercavano la rivelazione di un re e trovano la rivelazione in un Dio.
Trovano la regalità nella povertà, la grandezza nella umiltà, il mistero divino nella dimensione troppo umana, scandalosamente umana di un bambino appena nato.

Che cosa hanno capito?
Possiamo pensare che davanti a quel bambino si sia conclusa la loro ricerca?
Si diceva già che nessuno arriva a possedere la verità, se questa tocca la sfera del divino.
Ma qualcosa, anzi molto i Magi hanno capito, tanto che si sono prostrati in adorazione e hanno offerto i loro doni.
Hanno capito di trovarsi davanti a un Dio singolare, diverso da tutte le altre divinità: un Dio che ama aureolarsi della gloria della piccolezza.
Avevano appena incontrato un piccolo re, Erode, che si ammantava di una grandezza ridicola. Ora sco-prono che l'infinita grandezza può nascondersi sotto le forme della più umile semplicità. Al tempo stesso devono aver capito dove sta la vera grandezza dell'uomo.
È grande chi riesce a sollevare lo sguardo verso l'alto e si lascia guidare dalla luce di qualche stella.
È grande chi sa intuire il mistero divino nascosto nell'esiguità dell' infanzia.
È grande chi è capace di farsi piccolo e di inginocchiarsi davanti a chi è piccolo.
L'Epifania, che è rivelazione dell'umiltà del nostro Dio (per cui il cristianesimo è una religione non omologabile a nessun'altra), è anche rivelazione della vera grandezza dell'uomo.

I Magi dovrebbero essere visti come figure esemplari, capaci di guidare un pellegrinaggio di conversione per tanti tra noi che preferiscono sostare nei palazzi dei vari Erodi di questo mondo (o anche degli scribi e dei sommi sacerdoti), là dove si annusa odore di prestigio umano, dimenticando che la meta del nostro camminare è altrove: e là dove si fa qualche gesto di donazione e di umiltà.

 




da: Luigi Pozzoli “L'acqua che io vi darò” Commento alle letture festive Anno B

edizioni Paoline – anno 2005 - pp 50-53


 

 

 

 

 

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PROPOSTE DI MEDITAZIONI  - Desideriamo offrire testi spirituali, che possono essere di aiuto per nutrire la nostra fede e rafforzare la nostra vita in Cristo: sono un'occasione per confrontare la nostra esperienza cristiana con quella di testimoni 'antichi' e contemporanei. I testi sono presi da: Meditazioni per l'anno liturgico. Dagli Autori di tutti i tempi.

Te beata, che hai creduto - Paolo VI
Un bambino in braccio a sua madre - Ermes Ronchi
L'Epifania del Re e Sacerdote - Natasa Govekar
Inciampare nella stella - Ermes Ronchi

Il Natale di un tempo oscuro - Carlo Maria Martini
Natale, l'«impossibile» miracolo dell'amore - Bruno Forte
Il Natale di Gesù, sorgente della speranza - papa Francesco
E' quasi un paradosso. Anzi, lo è. - Carlo Maria Martini

 

 

 

 

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