4 giugno: PENTECOSTE
Enrico Masseroni




Atti 2,1-11: Furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare.
1Corinzi 12,3-7.12-13: Tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo.
Giovanni 20,19-23: Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi: ricevete lo Spirito Santo.



SOFFIO DI DIO, CREATORE DI COMUNIONE


Che cosa sarebbe il mondo senza lo Spirito? Che sarebbe la Chiesa? Che sarebbe Gesù Cristo?
Cosa sarebbe l'uomo? Domande oziose? Non pare.
La stessa Parola di Dio lascia immaginare il risvolto di un mondo senza l'irruzione piena di Dio nella storia. Il mondo senza lo Spirito sarebbe rimasto una Babele infinita. Diviso, confuso, in balla del «principe delle tenebre»; la Chiesa un'istituzione umana, senza nessuna vitalità interiore; senza il «silenzioso respiro della santità» come scrive il grande teologo de Lubac (Meditazioni sulla Chiesa).

Gesù sarebbe un comune leader, non riconoscibile come assolutamente diverso, nel suo volto divino.
E noi? Non è difficile immaginarlo. Sovente lo sperimentiamo, anche ora, quando voltiamo le spalle allo Spirito. Senza di lui l'uomo diventa paurosamente poco umano, per non dire brutale; assolutamente impotente a ricuperare la sua immagine originaria, la sua impronta divina. E invece ecco l'avvento dello Spirito, per cambiare la faccia del mondo. Il messaggio di Pentecoste risponde puntualmente alle nostre domande.


 


Battesimo che trasforma
Luca vede la Pentecoste come battesimo che trasforma radicalmente la comunità dei discepoli, per la gran-de missione di portare il vangelo su tutte le contrade della terra.
In quel giorno lo Spirito «chiama» e «manda».

Il fuoco sui discepoli, il dono delle lingue, il confluire della gente, l'annuncio travolgente delle «grandi opere di Dio» rivelano il vero volto della comunità ecclesiale.

L'invasione interiore dello Spirito attrae l'umanità, la vecchia umanità di Babele, nel grande vortice della comunione.
I popoli si capiscono, si accolgono.
E la comunione è la sorgente perenne di una missione che da Gerusalemme deve raggiungere gli estremi confini dello spazio e del tempo.


Paolo invece, scrivendo ai Corinzi (seconda lettura), aggiunge che «nessuno può dire che Gesù è Signore se non sotto l'azione dello Spirito» (1Corinzi 12,3).
È lui a prendere per mano il credente per riconoscere il Signore. L'atto di fede, il confessare che Gesù è il Signore, diventa possibile solo nella potenza dello Spirito. Anzi lo Spirito dà a ogni discepolo la possibilità di progettare la vita secondo un dono originale: «Vi sono poi diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito» (1Corinzi 12,4). Nel cantiere della comunità ecclesiale il battezzato ha un compito esaltante, una vocazione, per realizzare se stesso e per costruire il regno di Dio nell'unità.
Ma l'architetto è lui, Io Spirito creatore, amico di ciascuno dal giorno del battesimo.


Ma non meno puntuale, nel parlare dello Spirito, è il quarto vangelo. Gesù lo «promette» la vigilia della passione e lo «dona» la sera di Pasqua. Non a caso l'effusione dello Spirito viene detta «Pentecoste giovannea»; e la Pentecoste è il compimento della Pasqua. I discepoli devono comunicare al mondo la grande notizia del Cristo vincitore della morte. L'impresa di liberazione di ogni uomo dal potere del peccato è ardua. Si tratta della stessa missione che discende dal cuore di Dio nei discepoli attraverso il Figlio Gesù: «Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». Ma la missione non è generica.
C'è un mistero di amore che si fa storia, perché «Dio ha tanto amato il mondo da donare il suo Figlio unigenito... per la vita del mondo» (Giovanni 3,16). Allora nel mandato pasquale c'è un giudizio sul peccato, una condanna; ma soprattutto una misericordia che si fa perdono e genera vita.
Infatti la missione consegnata dal Risorto la sera di Pasqua diventa potere di «rimettere i peccati».

La comunità dei discepoli, germe della Chiesa, diventa comunità di salvezza, con il potere di perdonare il peccato del mondo e di accogliere il peccatore pentito. Ma come è possibile questa rinascita di umanità redenta e riconciliata? Il «soffio» del Risorto evoca lo stesso gesto di Dio creatore nei confronti di Adamo chiamato alla vita.
Così l'esperienza pasquale, il miracolo della pace del Risor-to, è possibile attraverso la Pentecoste, il dono dello Spirito, il creatore del mondo nuovo nella libertà e nella gioia.

 

Bisogno di Pentecoste
Ancora un'altra domanda. Che cosa sarebbero la Chiesa, il mondo, ogni credente, se ritornassero a Ge-rusalemme nel giorno di Pentecoste? Fuori di metafora: che cosa saremmo noi, se spalancassimo le «porte chiuse» per accogliere l'irruzione dello Spirito?

Non ci sono dubbi. Ci sarebbe meno stanchezza e più voglia di vivere. Meno aria di mediocre rassegnazione e meno pessimismo, ma più capacità di «vedere» i segni di Dio all'opera. Meno manie di esteriorità o di immagine, ma più vitalità interiore. Meno miopie bloccate sui limiti delle persone e sulle ombre della Chiesa, ma più slancio nel favorire la vera novità del vangelo.

Meno intolleranza e meno indici puntati sugli altri, ma più misericordia, perché sperimentata in quel sacramento di riconciliazione ricevuto dal Signore il giorno di Pasqua e affidato alla Chiesa d'ogni tempo. Meno mediocrità e lentezza sull'agenda del rinnovamento post-conciliare e più santità come frutto visibile della fantasia creativa dello Spirito. Insomma, è difficile essere più uomini senza di lui.
E allora: lo Spirito è davvero l'amico della confermazione (la cresima) o è un illustre sco-nosciuto, ancora più lontano dalla vita dello stesso Gesù Cristo? Quel giorno della nostra Pentecoste — la con-fermazione — è cancellato per sempre dal calendario della vita o sta scritto luminoso nella memoria, a garanzia di un'esistenza pasquale e di una vita seriamente cristiana?





da: Enrico Masseroni - La Parola come pane - Il Vangelo della Domenica
Edizioni san Paolo 1998 - pp 117-120




 

 

 

 

 

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PROPOSTE DI MEDITAZIONI  - Desideriamo offrire testi spirituali, che possono essere di aiuto per nutrire la nostra fede e rafforzare la nostra vita in Cristo: sono un'occasione per confrontare la nostra esperienza cristiana con quella di testimoni 'antichi' e contemporanei. I testi sono presi da: Meditazioni per l'anno liturgico. Dagli Autori di tutti i tempi.

Ascensione: le impronte sulla pietra - Luigi Pozzoli
Pentecoste: la missione dello Spirito Santo - sant'Ireneo
Corpus Domini
- Papa Benedetto XVI
La Speranza cristiana. Rendere ragione della speranza... - papa Francesco
Pasqua del Signore - Enzo Bianchi
Benedetto colui che viene nel nome del Signore... - sant'Andrea di Creta

 

 

 

 

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