CELEBRAZIONE PENITENZIALE
in preparazione alla pasqua




canto

 

Rit.         Misericordias Domini in aeternum cantabo.

Canterò in eterno il tuo amore,
il tuo perdono a tutti annuncerò.   Rit.

Sempre ci salva la tua misericordia:
chi vede dall’alto, Signore, come te?   Rit.

Beato chi è vicino a te.

Nel tuo nome la luce troverà.   Rit.

sup.         Ognuna di noi è stata chiamata a seguire più da vicino il Signore in questa nostra famiglia religiosa e ha promesso fedeltà a Gesù povero, casto e obbediente al Padre. Ma oggi tutte noi riconosciamo le nostre deficienze nella sequela e ci sentiamo peccatrici. Vogliamo come comunità ricevere il perdono di Dio.

              Preghiamo.
              Manda su di noi, o Padre, lo Spirito Santo,
              che purifichi i nostri cuori
              e ci trasformi in sacrificio a te gradito.
              Nella gioia di una vita nuova
              loderemo sempre il tuo nome santo e misericordioso.
              Per Cristo nostro Signore.
tutte         Amen.


Sedute



 

 



guida         Gesù ha voluto manifestarci che il Padre suo perdona sempre al peccatore pentito. E perché noi lo comprendessimo meglio, ce lo ha spiegato con la parabola del padre misericordioso. Il Padre è Dio e i due fratelli siamo noi. Uno dei due offende gravemente il Padre, ma poi si pente, e fiducioso ritorna a Lui, sicuro che gli perdonerà. L’altro invece, non ha offeso il Padre, ma si stupisce e non comprende la sua bontà nel perdonare.

lettrice 1         Dal Vangelo secondo Luca (15,11-32).

Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci, ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
              Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.


[...]

 

Testo completo - PdF

 





 

 

 

 

 

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