Dal
seme all’albero
Certificando l’atto di fondazione come testimonio, don
Bosio scriveva: “Queste sole due per amore e per sentimenti più
che sorelle diedero principio all’Istituto … e furono quel granello
di senape evangelica che meravigliosamente crebbe e si diffuse”.“Crebbe” nel solco della storia,
provato dalle vicende dei tempi come tutte le opere di Dio, ma sempre solidale
con i prossimi e da loro benedetto come provvidenza.“Crebbe” nel numero dei suoi
membri che, a fine Ottocento, divennero 2620 distribuiti in 256 comunità e raggiunsero la punta
massima di 8941 (comprese novizie e postulanti) in 640
comunità nel 1964.“Crebbe” nella passione
per la carità che spinse presto le suore ben oltre la cerchia
di Lovere, accanto ai bambini orfani e alle ragazze lasciate in balia di se
stesse e perciò esposte a pericoli, in seguito alle epidemie di colera
e alle guerre che segnarono l’Ottocento.
Accorsero poi presso i malati negli ospedali, in genere da riorganizzare,
in precarie condizioni economiche e con personale poco preparato.
Tra la fine del secolo e la prima guerra mondiale, urgendo il bisogno di istruzione
nelle scuole, nei collegi, nelle opere di rieducazione giovanile; si fecero
sostegno delle operaie nei convitti creati in seguito allo sviluppo dell’industria
tessile nell’Italia settentrionale.
Scrissero pagine di generosi sacrifici durante le due guerre mondiali, seguendo
la gente nei campi dei profughi, assistendo i feriti, convertendo i collegi
in ospedali militari.
Il bisogno le chiamò pure nei sanatori, nei preventori, negli istituti
psichiatrici, nelle colonie …
E da sempre furono disponibili per il servizio di catechesi e per l'animazione
degli oratori nelle parrocchie.
Un ventaglio di servizi svariati e talvolta complessi, ma con una sola anima:
la carità.“Crebbe” nella comprensione
del suo dono spirituale, coltivato con fedeltà e vissuto con
la creatività voluta dal mutare dei tempi e dei luoghi.
Il vincolo spirituale-affettivo con le origini si è rinsaldato per
la spinta al rinnovamentro chiesto dal Concilio Vaticano II agli Istituti.
In quegli anni si è delineata con maggiore chiarezza teologica e carismatica
la nostra identità e la nostra missione nella Chiesa.“E si diffuse” in Italia concentrandosi dapprima nel Nord, con alcune fondazioni nel Centro-Sud. Una
vera e propria espansione nel Meridione si verificò con l’impegno,
assunto nel capitolo generale speciale del 1969-1970, di rendersi presenti
sui fronti più sprovveduti di forze e di servizi.
Si aprì, però, presto anche ad appelli internazionali. A meno
di trent’anni dagli inizi, nel 1860, quattro suore
approdavano nel Bengala (India), chiamate
dai missionari di san Calogero (PIME) e da lì si diffusero in altre
nazioni dell’Asia. Nel 1909 altre salparono per Buenos
Aires in Argentina, aprendo l’espansione nell’America
e dal 1959 l’Istituto è presente in Africa.
Ovunque le suore hanno portato una “grande passione
per il bene di ogni persona”, perché – come si esprimeva
la fondatrice – “a
tutti deve estendersi la carità” e perché tutti partecipano della fraternità universale in Gesù
Redentore.
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