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Il carisma
Bartolomea Capitanio attrae ancora oggi per l’originalità della sua proposta

di Suor Alfonsina Galliani

Bartolomea Capitanio nasce a Lovere, crocevia di scambi commerciali e di vicende politiche incalzanti (quelle del primo ’800). Benché giovanissima, rivela una percezione esatta della realtà, anche se colta in maniera globale. Scrive: «Dio ha riservato per questi tempi un’impresa grande e caritatevole perché il bisogno è grande ed estremo». Il principale filtro di lettura è ovviamente quello della parrocchia, a quei tempi centro coagulante e propulsore di una vita cristiana non scollata da quella sociale, attenta alle tendenze e alle necessità che porta in sé. Insieme a Caterina Gerosa, di molti anni maggiore di lei e con tutt’altro temperamento (esuberante e intuitiva l’una, schiva e provata dalla vita l’altra), investe tutte le sue energie per le bambine, le ragazze cresciute senza istruzione o abbandonate a loro stesse, e i poveri, vittime di epidemie e di amministrazioni esose. L’identità della terra unisce sempre con un legame misterioso; è lo stesso ambiente, lo stesso ritmo di vita, lo stesso dialetto, gli stessi crucci, la stessa sapienza di ogni giorno, che fa delle due donne un capolavoro di carità.
  La sua è una famiglia come tante: una madre cristiana duramente provata dalla morte prematura di 5 figli; un padre non cattivo ma con il vizio del bere, che lei riconduce con pazienza a una vita più ordinata. A 11 anni, mentre studia per diventare maestra, prende una decisione audace: «Voglio farmi santa, grande santa, presto santa». Una sfida lanciata anzitutto a se stessa, che diventa un fiume in piena di amore verso i più sfortunati della vita, giocata tutta nel quotidiano, alimentata da una sete immensa di felicità. Bartolomea sa di essere intelligente, capace di aggregazione e di iniziative, tanto da riconoscere in se stessa una buona dose di orgoglio, ma non per questo demorde dal prodigarsi per gli altri, dal coinvolgere nel circolo della carità le sue migliori amiche. Sa che questa è la strada che Dio le chiede di percorrere. Anche in lei la 'misura alta della santità' diventa risposta al suo bisogno d’amore, secondo quell’eccedenza che abita il cuore umano e che finisce per avere il sopravvento in chi sa amare davvero. A 200 anni dalla nascita, la figura di Bartolomea, morta a 26 anni e dopo 8 mesi dalla fondazione dell’Istituto, rimbalza con una proposta affascinante anche oggi.
  Vista dall’esterno, la sua santità può apparire eccessivamente ascetica, ma, se si riesce a intuirne il fascino, apre a un cordiale consenso ed è promessa di felicità. Bartolomea sembra dire che la felicità non sta nel possedere cose o persone in modo esclusivo, non è solo risposta al bisogno naturalissimo di essere amati, ma anche e di più desiderio di donare amore, di stabilire una relazione gratuita eppure appagante. La ragazza che amava la vita, ricorda a tutti, in particolare ai giovani, che la santità è giovinezza dello spirito, strada sicura alla realizzazione piena e alla serena consegna di sé a Dio. Colei che aveva incominciato la sua corsa con un perentorio «voglio farmi santa», la conclude con un «Non ho più niente di mio, sono tutta tua e tua nella maniera che a te più piace». Con Bartolomea un’altra stella brilla nei cieli di Dio e sulla nostra umanità.
 L’esempio che ci tramanda è che la felicità non sta nel possedere cose o persone in modo esclusivo, non è solo risposta al bisogno di essere amati ma anche e di più desiderio di donare amore

Ho conosciuto quanto sia grande l’amore di Dio per me. Egli mi dà continuamente prove del suo amore. Voglio anch’io amarlo con tutte le mie forze. L’amor di Dio non va mai disgiunto da un vero amore del prossimo. Mi terrò sommamente care le giovani, coltiverò la loro amicizia. I poveri ammalati e gli infermi saranno la delizia del mio cuore. Soccorrerò più che potrò i poveri e con loro godrò di conversare. Non risparmierò fatica per quelle persone che avessero bisogno di essere istruite.
  Impiegherò a vantaggio dei miei prossimi tutto quello che Dio mi ha dato. Lo strumento più povero nelle sue mani onnipotenti può fare le cose più grandi. Questa dolce confidenza mi anima, mi dà coraggio. Faccia il Redentore amabilissimo che sia sua vera seguace.

 Bartolomea Capitanio

 

 

 
 
 
 
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